Sōtō-shū

Sōtō Zen

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Fu durante il periodo Song Meridionale che Dogen Zenji fece il suo viaggio in Cina per studiare il Dharma. Dopo avere visitato numerosi templi, Dogen, all'età di 26 anni, incontrò Nyojo Zenji, abate del monastero Tendosan Keitokuji ed erede del Dharma del lignaggio Zen Soto. Questo fortunato incontro permise a Dogen Zenji di studiare con Nyojo Zenji e accedere così al Dharma di Buddha autenticamente trasmesso, così come venne tramandato da Shakyamuni Buddha.


Subito dopo il suo ritorno in Giappone, all'età di 28 anni, Dogen Zenji
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La Scuola Soto raccolse intorno a sé molti seguaci, principalmente appartenenti alle famiglie agiate delle zone rurali o gente comune, mentre la Scuola Zen Rinzai, anch'essa erede di una corrente dello Zen cinese, trovò favore presso i potenti dell'epoca, compresi lo shogunato e la nobiltà. Per questo la Scuola Soto diffuse i suoi insegnamenti soprattutto nelle campagne. Verso la fine del periodo Kamakura e durante il periodo Muromachi, la Scuola Rinzai fondò cinque importanti templi a Kyoto e Kamakura, inaugurando così il sistema detto "cinque montagne e dieci templi" (Gozan-Jissetsu). Ciò promosse grandemente lo sviluppo della cultura influenzata dal pensiero Zen, in particolar modo nel movimento letterario conosciuto come Gozan-Bungaku (letteratura delle cinque montagne). Al contrario, la Scuola Soto evitò contatti con il potere centrale, preferendo mescolarsi con la gente comune e rispondere alle necessità più semplici pur continuando la propria lenta, ma decisa, attività di insegnamento. Nel corso della storia, tuttavia, la Scuola Soto ha vissuto periodi di confusione e cambiamento.

L'entrata in vigore dello jidan seido (sistema di appartenenza ad un tempio) stabilito dallo shogunato durante il periodo Tokugawa fece sì che i templi di tutto il Paese fossero inseriti in un'organizzazione di tipo centralizzato e, di conseguenza, controllati. E proprio in quest'epoca la Scuola Soto contò molti dei suoi grandi maestri tra cui Gesshu Soko, Manzan Dohaku e Menzan Zuiho. Queste personalità diedero un enorme contributo nel correggere gli errori di trasmissione del Dharma evidenziando la necessità di tornare all'originale memoria di Dogen Zenji, ovvero alla trasmissione autentica da persona a persona (menju-shiho). Ciò faceva parte di un movimento finalizzato a fare rivivere lo spirito originario della Scuola Soto e fu seguito da un'intensa attività di ricerca, revisione e pubblicazione di classici di questa Scuola, a cominciare dallo Shobogenzo (L'occhio e il tesoro della vera legge), opera magna di Dogen Zenji. Con la Restaurazione Meiji, il nuovo governo, supportato dalla teologia shinto, pose in evidenza l'autorità dell'imperatore e la sua natura divina. Per la stretta relazione tra il sistema imperiale e la religione autoctona giapponese, il governo fece in modo di collocare la religione shinto al centro della società, separando shinto e buddismo nel tentativo di reprimere quest'ultimo. Si arrivò perfino a dichiarare la necessità di "abbandonare Buddha e liberarsi di Shakyamuni" (haibutsu-kishaku). Ciò fu un grave colpo per il mondo buddista, ma le varie Scuole riuscirono a superare la difficile congiuntura. In questo periodo la Scuola Soto vide l'opera di Ouchi Seiran Koji, che curò la versione originale dello Shushogi (Significato della pratica e verifica). Azegami Baisen Zenji, del tempio Daihonzan Sojiji, e Takiya Takushu Zenji, del tempio Daihonzan Eiheiji, revisionarono il testo di Ouchi e ne fecero la base da cui diffondere l'insegnamento della Scuola Soto. Lo Shushogi ha rivestito perciò un ruolo di primaria importanza nella divulgazione degli insegnamenti. Oggi la Scuola Soto è uno dei più importanti movimenti religiosi con circa 15000 templi.

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